Giu 26

La Corte di Cassazione al primo e secondo comma dell’art. 1123 c.c. chiarisce che il Condomino “è tenuto a a contribuire, in misura proporzionale al valore della sua proprietà esclusiva, nelle spese necessarie per la conservazione delle parti e delle strutture comuni dell’edifico, cioè nelle spese che siano necessarie per mantenere la “parte comune” dell’edificio nello stato in cui si trova e nelle condizioni richieste perché essa possa fornire ai condomini la sua peculiare utilità, e la circostanza che il singolo condomino, potendo usufruire della “parte comune” dell’edificio, di fatto non la utilizzi non lo esonera dalla suddetta obbligazione.”

Pertanto, salvo particolari accordi o indicazioni riportate sul Regolamento di Condominio, il proprietario dell’appartamento non potrà esimersi dal pagamento delle spese condominiali, quali compenso dell’amministratore, pulizie, manutenzione eventuale ascensore etc.. Questo perché il Condomino in qualsiasi momento potrebbe tornare in tale appartamento, comunicare con l’amministratore o usufruire dei suddetti servizi.

Si può ottenere una riduzione delle quote condominiali?

Il Condomino riuscirà ad ottenere una riduzione dell’onere condominiale solo se quest’ultimo comprende il consumo idrico o inerente il riscaldamento. La quota si ridurrà solo per quanto concerne gli effettivi consumi che saranno pari a zero, ma si dovrà far carico lo stesso di eventuale manutenzione del sistema idrico o per quanto riguarda la centrale termina condominiale.

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